| Eva Brunne, vescova, 55 anni, lesbica, madre di un bambino, eletta a capo della chiesa luterana di Stoccolma |
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Eppure l’Osservatorio per le pari opportunità del Governo ha reso noto come fattore discriminante il dato che le donne del clero percepiscono compensi inferiori – circa 400 euro in meno - rispetto a quelli dei loro colleghi. Stando così le cose, non meraviglia la contestazione della vittoria di Eva Brunne, che tuttavia appare ulteriormente aggravata dalla discriminazione contro il suo orientamento sessuale. Occorre però sottolineare il fatto che Eva è stata votata ed eletta, il che fa pensare ad una realtà comunque più avanzata della nostra in cui il dato della discriminazione risulta di tipo residuale piuttosto che strutturale. Da questo punto di vista – osserva Valeria Ajovalasit, Presidente nazionale Arcidonna - lo scandalo della stampa italiana per la contestazione verificatasi in un paese tanto progressista come la Svezia ci sembra del tutto fuori luogo e sproporzionato, soprattutto se rapportato all’indifferenza e all’assuefazione con cui i nostri mass media rappresentano la condizione di grave disparità delle donne italiane nei vari campi della vita sociale e civile.
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Con 412 voti contro 365, andati al reverendo Hans Ulfvebrand, Eva Brunne è stata eletta al vertice della chiesa luterana della capitale svedese. Ma si sono già avviate le contestazioni, con il pretesto di cavilli giuridici legati al conteggio dei voti. Dietro questi ostacoli si cela il vero motivo della polemica: ciò che Eva rappresenta in quanto lesbica dichiarata, coniugata e felice della sua condizione. La notizia è degna di particolare attenzione in quanto in Svezia le donne sono state ammesse al sacerdozio fin dagli anni ’50 e attualmente il numero delle donne sacerdoti ha superato quello degli uomini (588 contro 3331).