| CARRIERE IN ROSA: ITALIA MAGLIA NERA |
|
|
|
There are no translations available.
Uno studio della guru della Womenomics, Avivah Wittenberg-Cox e della Sapienza di Roma ha scattato la fotografia della leadership al femminile. Che sta crescendo, ma troppo lentamente. Le dirigenti sono solo il 13%, le presenze femminili nei CDA sono meno della metà e ancora troppe sono quelle che arrivano in alto solo in virtù dei legami familiari. Quando Avivah Wittenberg-Cox, il guru di Womenomics, ha letto i dati sulla presenza di donne nelle maggiori società italiane comprese nell'indice Fortune Global 500, il suo intervento non ha potuto che chiudersi con queste parole, l'Italia può fare meglio. E qualcosa si muove: la proposta di legge bipartisan sulle quote rosa nei cda ha appena avuto il via libera da Tremonti. E' solo un inizio. Sul sito di 20-first.com, che insieme alla Sapienza di Roma ha condotto uno studio sulla leadership al femminile nel nostro paese, compaiono le foto dei manager che guidano le dieci maggiori imprese italiane e sono tutte foto di uomini, salvo una, quella di Giulia Ligresti, immortalata come presidente di Premafin. (da La Repubblica Affari e Finanza di Cinzia Sasso).
La spiegazione della Cox a questa arretratezza italiana è tutta in un titolo: Italia, dove è meglio essere una showgirl. E giù con la cronaca, a cominciare dal fatto che perfino il ministro delle Pari opportunità viene dal mondo dello spettacolo, non da una carriera professionale. E quella di Marina Brogi, ordinario di Economia e tecnica dei mercati finanziari, una degli autori del focus sull'Italia, èinvecein unaparabola: «Mia figlia di cinque anni continua a chiedermi perché leggo i giornali che hanno solo foto di uomini». Se in tutto il mondo si ingegnano a stilare graduatorie del who's who al femminile, accade che in quelle classifiche i nomi delle donne italiane non ci siano mai. O quasi. Solo Marina Berlusconi, ad esempio, è stata riconosciuta da Forbes come una delle cento donne più influenti del mondo: 48esima, decima tra le non americane che restano comunque 70 su cento. Eppure, anche in Italia, pian piano, le donne stanno raggiungendo le stanze dei bottoni. Mentre i progetti sulle quote - siano di legge o semplici codici diautoregolamentazione - restano ancora lettera morta, mantra citati ogni tanto e subito dimenticati. Così resta senza spiegazione quella che appare come una contraddizione tutta italiana: qui le donne laureate sono il 55%, dunque la maggioranza; fanno meno figli delle loro colleghe europee, solo 1,4 a testa; sono, tra le lavoratrici autonome d'Europa, la pattuglia più nutrita, 1,5 milioni, gli 1,2 milioni della Germania e le 767mila della Francia. Sono le più brave, insomma, ma fanno meno carriera. Il settore in cui le donne hanno saldamente nelle loro mani la leadership, è quello dell'editoria: Monica Mondardini è l'amministratore delegato del Gruppo Editoriale L'Espresso; Donatella Treu de Il Sole 24 Ore; Gina Nicri resta il potente direttore degli affari istituzionali di Mediaset; e Sky ha scelto Laura Cioli come numero due per lanciare il suo business in Italia. Anche il mondo della finanza, si scopre, lascia spazio alle donne: al ministero del Tesoro, come direttore del debito pubblico, c'è Maria Cannata, una laureata in matematica che ha cominciato la sua carriera come insegnante. Ci sono donne ai vertici delle maggiori banche italiane: da Marina Natale, Cfo di Unicredit; a Elsa Forncro, docente universitaria di Economia all'Università di Torino diventata vice presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo. Anna Maria 'Tarantola, il vicedirettore generale della Banca d'Italia che ha idee molto chiare e proposte precise: «La promozione delle donne - ha detto in un'intervista - è un servizio al paese», e ha suggeritole quote e il congedo obbligatorio peri padri. Donne ai vertici anche nei colossi pubblici: Rita Marino, già alla Stet e in Telecom, è responsabile all'Eni dell'internai audit; ruolo analogo a quello ricoperto all'Enel da Francesca Di Carlo, che ha cominciato lasuacarrieralavorando per Ubs tra Londra e Milano. Trai controllori, la società di rating Standard & Poor's ha scelto una donna dal profilo internazionale come numero uno in Italia, Maria Pierdicchi, già a capo, negli anni della new economy, del Nuovo Mercato della Borsa di Milano. Ed è una donna, Miuccia Prada, presidente del gruppo che dirige insieme al marito, a guidare la riscossa del lusso dopo la drammatica crisi, con un più 29% di ricavi nell'ultimo trimestre. Renzo Rosso è riuscito a riportare in Italia dalla Cina, dove lavo-ravaperProcter, DanielaRiccardi, la manager italiana di maggior successo all'estero, e a farne l'Ad della sua Diesel. Giorgina Gallo, torinese, una vita e tutta la carriera spesa nel gruppo francese, è diventata presidente e Ad di L' Creai Italia. Elisabetta Oliveri, ingegnere meccanico, è l'Ad di Sirti ed è entrata anche nella classifica Top 2010 del FinancialTimes. E Vodafone ha affidato la sua gestione finanziaria a una romana laureata in Bocconi, Mar-gheri ta Della Valle. Italy can do best, è vero. Ma a volte bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno. Stanno conquistando posizioni in settori dei media e dell'editoria. Emma Marcegagfia, presidente: Confindustria H potere rosa in azienda % di donne sul totale degli amministratori delegati CINA IM STATI UNITI 20 III EUROPA II ITALIA Le signore del BelPaese
|







