| ELEZIONI EUROPEE: LE DONNE SEMPRE PIU' DISTANTI |
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La politica continua a tenere a debita distanza le donne. L’ultima conferma arriva dalle liste presentate per le prossime elezioni europee: considerati i principali partiti, infatti, la percentuale di donne candidate si ferma al 32,1 per cento del totale. Esattamente due punti in meno di quanto era avvenuto alle ultime Europee, quelle del 2004, quando la percentuale femminile era stata del 34,1. Andando a vedere all’interno delle singole coalizioni, quello che emerge è un sostanziale equilibrio nella composizione di genere delle liste. Quasi tutti i partiti si aggirano intorno alla media generale, senza particolari differenze tra destra, sinistra e centro. Dopo Rifondazione comunista (che ha presentato circa 4 donne ogni 10 candidati), il partito con la più alta presenza femminile è il Pdl con il 38,9 per cento. Alle sue spalle, si piazzano il Partito democratico e la lista Bonino-Pannella, entrambi con il 37,5 per cento. Seguono la Lega Nord (36,1), l’Udc e Sinistra e libertà (33,3), l’Italia dei valori (31,9), L’Autonomia (16,7) e Fiamma Tricolore (15,5). (Fonte: Osservatorio di Genere Arcidonna) “Ancora una volta le donne sono state relegate ai margini della politica – dice Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna, che ha condotto l’indagine elaborata dall'Osservatorio di Genere di Arcidonna (www.arcidonna.org)– Se il dato di una donna ogni tre candidati può sembrare dignitoso agli occhi degli italiani, va ricordato innanzitutto che nel 2004 la percentuale di donne nelle liste era stata più alta. Ma non solo: chiuse le urne, cinque anni fa le deputate elette furono solo il 17,9 per cento sul totale della delegazione italiana al Parlamento europeo, contro una media generale del 30 per cento. Analizzando bene le liste presentate, posso sbilanciarmi dicendo che la presenza di donne italiane a Strasburgo resterà più o meno la stessa, se non ancora più bassa”. La Ajovalasit se la prende anche con la legge elettorale. “Purtroppo, per dare una scossa alla politica del Belpaese – continua – ci sarebbe voluto l’obbligo di indicare almeno una donna tra le preferenze che ogni elettore può scegliere. Questo non è avvenuto ed è normale che la lotta con i big maschili dei partiti sia ad oggi impari”.Tornando all’indagine di Arcidonna, va sottolineato anche la sostanziale omogeneità tra aree geografiche: se nella circoscrizione Nord occidentale la percentuale di candidate è del 37,9, in quella Insulare è del 36,3. La maglia nera va alle liste della circoscrizione Meridionale con il 25,1 per cento, mentre quelle delle circoscrizioni Nord orientale e Centrale si attestano rispettivamente sul 33,1 e 30 per cento. “E’ ormai stancante ribadire che non c’è differenza tra politici del Nord e del Sud – dice ancora la Ajovalasit – E’ la cultura dell’intero paese che sconta un grave ritardo nell’implementazione delle pari opportunità, (che è poi un ritardo della nostra democrazia). Lo dimostrano i dati sulle violenze di genere, ad esempio. Gli stereotipi sessisti che continuano a circolare nei media e in un sistema formativo e professionale sempre più in crisi. E lo dimostrano gli uomini della politica. Come quell’imprenditore settentrionale che oggi, da presidente del Consiglio, ha provato a sdoganare le “veline” come nuova frontiera della lotta per le pari opportunità. Alla faccia delle tante donne competenti che per anni hanno lavorato sul territorio. Per fortuna – conclude – c’è stata una donna a fargli cambiare idea”.
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