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Italia come Afganistan e Iran? No. Grazie |
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Ci scrive una giovane amica, ricercatrice in ingegneria informatica e madre di una bimba, segnalandoci un articolo apparso su ilgiornale.it, firmato da Claudio Risè e intitolato “L’arte di (non essere) un buon numero due”. In mezza pagina l’autore tenta di spiegare che essere un numero due (nello specifico due è il numero della madre, quindi della donna) è un compito assai delicato che prevede obbedienza, ordine e rispetto della gerarchia, citando “alti” esempi come George Bush Senior e Italo Balbo. Meglio se nel tuo curriculum da numero due hai anche un’importante esperienza militare. Siamo sbigottite di fronte al ritorno al Medioevo culturale che si legge in questo articolo. La donna deve stare al suo posto, ovvero al numero due e attendere il numero uno “l’inseminatore-padre” per farsi fecondare, aspettare e nutrire il figlio. Inaccettabile come nel 2010 si possano scrivere e pubblicare certe parole. Puro maschilismo in perfetto stile misogino berlusconiano che affida alla donna un ruolo di secondo piano rispetto all’uomo forte e virile. Italia come Afganistan e Iran? Anni di battaglie e conquiste cancellate? No. Non permettiamo a nessuno di seminare tali pensieri cercando di far presa su qualche “testa confusa” e negando valori e diritti faticosamente conquistati come la libertà e la democrazia. Leggi l'articolo integrale
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Kathryn Bigelow, la prima donna nell'Olimpo dei big. Dopo 82 anni, una donna vince l'Oscar per la migliore regia. |
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Con due spalle da nuotatrice e un’altezza da giocatrice di basket, Kathryn Bigelow ha riempito la scena del Kodak Theatre, prima donna in ottantadue anni ad aggiudicarsi la statuetta per la miglior regia. Ci è arrivata con il suo ottavo lungometraggio in quasi trent’anni di carriera, The Hurt Locker (locuzione gergale che indica la cassetta dentro cui tornano in patria gli oggetti personali dei soldati morti all’estero) presentato a Venezia in concorso nel 2008, uscito in sordina in Italia ma senza grande successo nemmeno negli Usa. Dopo 82 anni non è un uomo ad aggiudicarsi la statuetta per la miglior regia. A The Hurt Locker sono andate sei statuette tra cui, oltre quella per miglior film e miglior regia, quelle per la migliore sceneggiatura originale, miglior montaggio, miglior suono, miglior montaggio del suono. La strada per l'Oscar fatta dal film della Bigelow è molto lunga: uscito nel 2008 e presentato alla mostra del cinema di Venezia, è uscito in sordina in Italia ma ha costruito il proprio riscatto in un momento in cui la guerra in Iraq è un tema quasi tabù per Hollywood. The Hurt Locker racconta la storia di una squadra di artificieri impegnata in Iraq e in particolare la dipendenza di uno di loro dalla scarica di adrenalina che gli trasmette disinnescare gli ordigni preparati dalla guerriglia irachena. LA DEDICA - «È il giorno più bello della mia vita» ha detto la Bigelow, che ha voluto dedicare il suo film «a tutti gli uomini e le donne che portano un'uniforme in ogni parte del mondo. E non soltanto i soldati ma anche i vigili del fuoco che sono sempre pronti per noi quando serve». |
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Torna la gardenia dell'AISM. Arcidonna sostiene la ricerca e la lotta alla sclerosi multipla |
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Sostieni la ricerca e aiuta le donne a combattere la sclerosi multipla. Sabato 6, domenica 7 e per la Festa della Donna, lunedì 8 marzo, torna in 3.000 piazze italiane la “Gardenia dell’AISM”, l’appuntamento con la solidarietà per la lotta alla sclerosi multipla. Per sostenere la ricerca scientifica ed aiutare le donne le più colpite da sclerosi multipla, sabato 6, domenica 7, e per la Festa della Donna, lunedì 8 marzo, sotto l'Alto Patronato del Presidente dell a Repubblica, torna "La Gardenia dell'AISM" promossa dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e dalla sua Fondazione FISM.
In oltre 3.000 piazze italiane dai volontari AISM, affiancati dai volontari dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, da quella dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco saranno distribuite, oltre 230.000 PIANTE DI GARDENIA in cambio di una donazione di 13 euro. Per saperne di più visita il sito dell'AISM |
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Elvira Dones risponde a Berlusconi in merito alle battute sulle "belle ragazze albanesi" |
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Dalla scrittrice albanese Elvira Dones pubblichiamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". Durante il recente incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze". "Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione." Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio. Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quella puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero. Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci. * Elvira Dones, scrittrice-giornalista. Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all?Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice. |
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SALVIAMO LA GEOGRAFIA. Aderite all'appello. |
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In un Paese dalla scarsa cultura geografica , che è concausa poi della devastazione ambientale sotto gli occhi di tutti , è agghiacciante constatare come, nella Riforma della Scuola Secondaria Superiore che il Governo vuole introdurre dal prossimo anno, la Geografia venga ulteriormente ridimensionata per non dire quasi eliminata. In un’epoca di globalizzazione imperante , di scambi commerciali sempre più intensi tra tutti i luoghi del mondo, di viaggi sempre più frequenti da parte di tutti , di migrazioni più o meno forzate, di conflitti che ci riguardano sempre più da vicino, di compromissione quasi irreversibile dell’ambiente naturale, le ore e l’insegnamento di questa materia semmai avrebbero dovuto essere aumentate . Al contrario, il Ministro della Pubblica Istruzione , in un Paese che ne vedeva già molto ridotto l’insegnamento rispetto a tutti gli altri Paesi avanzati, ha deciso di eliminarla dagli Istituti Professionali Alberghieri e Turistici, dagli Istituti Nautici (!?) e di confinarla solo al primo e secondo anni negli Istituti Tecnici Commerciali. In compenso nei Licei continuerà ad essere insegnata nei primi due anni da insegnanti non specialisti. E’ sconvolgente pensare che in una delle più grandi “potenze turistiche” del mondo che anzi, a detta del Ministro Brambilla, vuol tornare a primeggiare e a raggiungere in pochi anni il 20% del PIL (!?), si preparino operatori senza un minimo insegnamento della Geografia Turistica!
La ciliegina sulla torta è data poi dal nuovo indirizzo “logistico” (e quindi dei trasporti) degli Istituti Tecnici in cui assolutamente la materia non compare. Come può un Paese pensare di rimanere competitivo , di formare giovani preparati e aggiornati con una cultura globale e della sostenibilità, di mantenersi civile se preclude alle nuove generazioni un insegnamento moderno e interdisciplinare che aiuta a ragionare sulla sempre maggiore complessità che caratterizza il nostro pianeta? Contrariamente a quanto pensa qualche incompetente burocrate o politico non basterà un Tom Tom a salvarci la vita! Per tentare di salvare la Geografia si può aderire all’appello in rete sul sito http://nuke.luogoespazio.info/ |
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Zolaykha Sherzad produce a Kabul abiti di moda e favorisce l'emancipazione femminile. |
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Non si può iniziare una buona conversazione prima di aver preso una tazza di tè verde, sostiene Zolaykha Sherzad. Afgana, filantropa e designer, Zolaykhaama accogliere i suoi ospiti intorno ad un tavolino da tè, in un angolo riservato del suo atelier-laboratorio di moda. Nata a Kabul, ne è fuggita da bambina, per tornarci solo nel 2001, con l'idea di fare qualcosa per la sua terra. così ha fondato Zarif Design (www.zarifdesign.com), griffe che ha l'obiettivo di mostrare che l'Afganistan non è solo guerra, ma anche cultura. La sua casa di moda, aperta nella via della seta di Kabul, è una cooperativa composta da sole donne. Definita dal Time magazine una delle più intraprendenti stiliste in circolazione, Zolaykha Sherzad disegna capi fatti a mano con tessuti preziosi. Oltre a Zarif Design, Zolaykha Sherzad ha fondato School of Hope, organizzazione non profit che promuove educazione ed emancipazione nelle zone rurali.
Da Il Venerdì di Repubblica |
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USA: Houston sceglie un sindaco donna gay |
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La città texana di Houston, la quarta degli Stati Uniti per numero di abitanti, ha un sindaco donna «gay», ed è la prima volta che succede in una grande metropoli americana. Annise Parker, una lesbica dichiarata, 53 anni, ha battuto con il 52,8% dei voti il suo avversario Gene Locke, un afro-americano che ha ottenuto il 47,2% dei suffragi circa malgrado fosse appoggiato dall'establishment finanziario locale. IL DISCORSO - Come racconta l'Houston Chronicle, il principale quotidiano della città americana, che ha oltre 2 milioni di abitanti, la Parker ha detto ai suoi sostenitori: «Sono consapevole del senso di questa vittoria per molti di noi, convinti che non saremmo mai stati in grado di accedere ai più alti livelli». Il sindaco eletto, che indossava al momento del discorso un completo dorato ed una collana di perle, è apparsa sabato sera nel Convention Center della città, gremito per l'occasione, insieme con la sua compagna Kathy Hubbard, i loro tre figli, e sua madre Kay. Altri capoluoghi degli Stati Uniti hanno o hanno avuto un sindaco gay, ma nessuna di loro è una grande città. Tra queste Cambridge in Massachusetts, Providence nel Rhode Island e Portland in Oregon. da Corriere.it 14 dicembre 2009 |
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Svizzera, svolta rosa: tre donne ai vertici |
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La Svizzera è in mano alle donne. Quando, la prossima settimana, il ministro dell’Economia Doris Leuthard, classe 1963, verrà nominata presidente della Confederazione per il 2010, le tre più alte cariche istituzionali del Paese saranno, per la prima volta nella storia del Paese, in mano a tre donne. Lunedì infatti due donne sono state designate alla presidenza del Consiglio nazionale e a quella del Consiglio degli Stati, i due rami del Parlamento svizzero (Assemblea Federale). PARLAMENTO AL FEMMINILE - I consiglieri nazionali (deputati) hanno eletto Pascale Bruderer Wyss alla guida della Camera bassa con 174 voti su 182 schede valide. La socialista 32enne del canton Argovia, che prende il posto della ticinese Chiara Simoneschi-Cortesi, è la più giovane parlamentare chiamata a ricoprire questo incarico, precisa il sito online di Swissinfo. Dal 1848, è solo la decima volta che il presidente del Consiglio nazionale è una donna. Al Consiglio degli Stati, Erika Forster Vannini, 65 anni, è stata scelta per sostituire il socialista Alain Berset. La liberale radicale del canton San Gallo, eletta con 43 voti su 44 schede valide, è la terza donna a presiedere la Camera alta, dopo Josi Meier nel 1992 e Francoise Saudan nel 2001. La prossima settimana, il consigliere federale signora Doris Leuthard sarà designata dal parlamento alla presidenza della Confederazione per il 2010, al posto di Hans Rudolf Merz. In Svizzera il presidente della Confederazione è eletto solo per un anno a rotazione fra i sette membri del Consiglio federale, il governo, del quale è un «primus inter pares». Dirige le sedute del Consiglio federale e assume particolari funzioni di rappresentanza. da Corriere.it 24/11/2009 |
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