Osservatorio di genere


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Professioni "ECO": boom di presenze femminili Stampa E-mail
Dal termodinamico alla geotermia. Nel campo delle energie rinnovabili così come nell'edilizia bio è boom di presenze femmnili.
Ma l'escalation dei vertici è ancora tutta da giocare. Donne e Green Jobs: sarà l'intelligenza emotiva del fattore doppia X, sarà l'appeal dei lavori ad impatto zero, sul connubio si è pronti a scommettere. Se nella formazione lei sceglie l'ambiente, il riscontro sul piano occupazionale è incoraggiante: l'impego femminile nelle professioni "eco" è salito dal 12,7% del 2003 al 25,5% del 2008 (dati Isfol). Non solo. l'escalation incide anche sugli assetti gerarchici: il 57,8% delle donne contro il 35,3% degli uomini riveste posizioni di livello medio alto in ambito impiegatizio. Attenzione però a facili entusiasmi. La parità di genere è ancora tutta da giocare. A frenare l'eurforia è Giulia Rossi, ricercatrice della Fondazione ADAPT "Marco Biagi" di Reggio Emilia, nel suo contributo al progetto Wires (Women Renewable Energy Sector). Le occupate con mansioni tecniche sono appena il 6%, percerntuale che si riduce all'osso per le figure di vertice. Nel comparto energetico, la segregazione, valuta l'analista, è dovuta per lo più a ragioni culturali e stereotipi, nonostante negli ultimi anni, con il progresso tecnologico, siano drasticamente diminuite le mansioni che richiedono forze fisica. Come invertire il trend? con leggi a favore delle pari opportunità, suggerisce Rossi, misure per la conciliazione tra vita e lavoro e con la predisposizione di quote rosa, oltre che di politiche mirate a ridurre i differenziali salariali. Francesco Starace, Presidente di Enel Green Power, raccoglie la sfida:"per il momento le donne sono assenti dagli impianti di produzione", ammette, "mentre nella logistica, nella finanza, nell'amministrazionerappresentano il 50%. Io credo però che ci siano tutte le ondizioni per colmare questo divario." Irene Sollo, 28 anni, napoletana, ingenere chimico, è un esempio virtuoso: project manager nello stabilimento Enel di Larderello inprovincia di Pisa, sa come tener testa ai colleghi. "nella geodermia la presenza femminile non è poi così rara, sostiene, a cominciare dalle maestranze. 
 
LA SCELTA DEL PART TIME
E per incentivare il connubio green-pink starace promuove il Prt time: "Favorisce la continuità in azienda, senza doversi assentare per lunghi periodi, scelta in genere poco gradita ai quadri dirigenti". Federica Angelantoni, 32 anni, amministratore delegato di Archimede Solar Energy, prevede un futuro in rosa per le energie rinnovabili. Neo-mamma, è fiera di guidare una squadra in prevalenza femminile (rapporto di 8 a 1). La filiera del termodinamico, spiega l'imprenditrice di terza generazione, con master a Parigi, può produrre migliaia di posti di lavoro, ma servono politiche di incentivi. Tant'è: entro il 2013, il nuovo stabilimento di MAssa MArtanaassorbirà circa 200 occupati. Donne? Si, soprattutto nelle aree ricerca e qualità, precisa Angelantoni, e negli uffici amministrativi. Ci interessano molto le ingegnere e le tecniche specializzate, meglio se al di sotto dei 35 anni. 
Se tra i settori più in espansione l'edilizia si affianca all'energia, perchè non puntare sulla casa bio? Elisabetta Tonali, architetto quarantenne, nel suo studio milanese immagina futuribili città no-gas. La filosofia di "Materiavera", atelier di progettazione, laboratorio , showroom, si basa sull'uso di elementi naturali, senza petrolio e altri agenti chimici.
 
Obama ordina pari diritti negli ospedali: i malati gay potranno delegare ai propri compagni il diritto di prendere decisioni sulla loro salute Stampa E-mail
WASHINGTON - Un nuovo passo avanti è stato compiuto dall’amministrazione Obama sul fronte della tutela dei diritti degli omosessuali: d’ora in avanti gli ospedali americani dovranno permettere ai pazienti di indicare, anche in una persona dello stesso sesso, il proprio partner, come persona con il diritto di visita e responsabile di prendere decisioni sulla sua salute.

L'ORDINE DI OBAMA - Il presidente americano, senza dare grande risalto alla questione, ha così imposto al dipartimento della Sanità di proibire ogni discriminazione degli omosessuali negli ospedali che ricevono sovvenzioni federali (Medicare e Medicaid), dove ora godranno degli stessi diritti di quelle eterosessuali. La decisione di Obama, oltre a guadagnarsi le prime pagine dei principali quotidiani americani, ha suscitato l’immediata positiva reazione delle associazioni per la difesa di diritti degli omosessuali, che da tempo lavorava su questo dossier.

PARI CONDIZIONI - La nuova normativa, ha spiegato Obama, «garantisce a tutti i pazienti di far rispettare le proprie volontà» e alle persone da loro indicate «di essere messe a conoscenza delle decisioni mediche riguardanti la salute dei propri cari». (Fonte: Apcom)

 
Quote rosa: il buon esempio dalla Deutsche Telekom. ITALIA IN RITARDO. Stampa E-mail
Promosse per legge o per meglio dire per statuto. E' quanto ha appena deciso Deutsche Telekom, che entro il 2015, avrà il 30% di posti di alta dirigenza occupati da donne. In cinque anni, quindi, le quote rosa del colosso tedesco delle tlc sono destinate più che a raddoppiare visto che attualmente solo il 30% delle donne occupa le posizioni più alte del gruppo a livello mondiale. Un controsenso, oltre che un'ingiustizia, come ammette indirettamente il Direttore del personale di Deutsche Telekom, Thomas Sattelberger: il top manager infatti ricorda che su 10 studenti che conseguono un master in Business Administration, 6 sono donne. "Avere un maggior numero di donne nel management ci consentirà di operare meglio", ha commentato da parte sua il numero uno di D.T. Renè Obermann, "è una questione di equità sociale e un'assoluta necessità."
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Italia come Afganistan e Iran? No. Grazie Stampa E-mail
Ci scrive una giovane amica, ricercatrice in ingegneria informatica e madre di una bimba, segnalandoci un articolo apparso su ilgiornale.it, firmato da Claudio Risè e intitolato “L’arte di (non essere) un buon numero due”. In mezza pagina l’autore tenta di spiegare che essere un numero due (nello specifico due è il numero della madre, quindi della donna) è un compito assai delicato che prevede obbedienza, ordine e rispetto della gerarchia, citando “alti” esempi come George Bush Senior e Italo Balbo. Meglio se nel tuo curriculum da numero due hai anche un’importante esperienza militare. Siamo sbigottite di fronte al ritorno al Medioevo culturale che si legge in questo articolo. La donna deve stare al suo posto, ovvero al numero due e attendere il numero uno “l’inseminatore-padre” per farsi fecondare, aspettare e nutrire il figlio. Inaccettabile come nel 2010 si possano scrivere e pubblicare certe parole. Puro maschilismo in perfetto stile misogino berlusconiano che affida alla donna un ruolo di secondo piano rispetto all’uomo forte e virile. Italia come Afganistan e Iran? Anni di battaglie e conquiste cancellate? No. Non permettiamo a nessuno di seminare tali pensieri cercando di far presa su qualche “testa confusa” e negando valori e diritti faticosamente conquistati come la libertà e la democrazia.

 

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Kathryn Bigelow, la prima donna nell'Olimpo dei big. Dopo 82 anni, una donna vince l'Oscar per la migliore regia. Stampa E-mail
Kathryn Bigelow con l'Oscar per la miglior regia per il film «The Hurt Locker» (Afp)Con due spalle da nuotatrice e un’altezza da giocatrice di basket, Kathryn Bigelow ha riempito la scena del Kodak Theatre, prima donna in ottantadue anni ad aggiudicarsi la statuetta per la miglior regia. Ci è arrivata con il suo ottavo lungometraggio in quasi trent’anni di carriera, The Hurt Locker (locuzione gergale che indica la cassetta dentro cui tornano in patria gli oggetti personali dei soldati morti all’estero) presentato a Venezia in concorso nel 2008, uscito in sordina in Italia ma senza grande successo nemmeno negli Usa. Dopo 82 anni non è un uomo ad aggiudicarsi la statuetta per la miglior regia.
A The Hurt Locker sono andate sei statuette tra cui, oltre quella per miglior film e miglior regia, quelle per la migliore sceneggiatura originale, miglior montaggio, miglior suono, miglior montaggio del suono. La strada per l'Oscar fatta dal film della Bigelow è molto lunga: uscito nel 2008 e presentato alla mostra del cinema di Venezia, è uscito in sordina in Italia ma ha costruito il proprio riscatto in un momento in cui la guerra in Iraq è un tema quasi tabù per Hollywood. The Hurt Locker racconta la storia di una squadra di artificieri impegnata in Iraq e in particolare la dipendenza di uno di loro dalla scarica di adrenalina che gli trasmette disinnescare gli ordigni preparati dalla guerriglia irachena. LA DEDICA - «È il giorno più bello della mia vita» ha detto la Bigelow, che ha voluto dedicare il suo film «a tutti gli uomini e le donne che portano un'uniforme in ogni parte del mondo. E non soltanto i soldati ma anche i vigili del fuoco che sono sempre pronti per noi quando serve». 
 
Torna la gardenia dell'AISM. Arcidonna sostiene la ricerca e la lotta alla sclerosi multipla Stampa E-mail

Sostieni la ricerca e aiuta le donne a combattere la sclerosi multipla. Sabato 6, domenica 7 e per la Festa della Donna, lunedì 8 marzo, torna in 3.000 piazze italiane la “Gardenia dell’AISM”, l’appuntamento con la solidarietà per la lotta alla sclerosi multipla.

Per sostenere la ricerca scientifica ed aiutare le donne le più colpite da sclerosi multipla, sabato 6, domenica 7, e per la Festa della Donna, lunedì 8 marzo, sotto l'Alto Patronato del Presidente dell a Repubblica, torna "La Gardenia dell'AISM" promossa dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e dalla sua Fondazione FISM.

In oltre 3.000 piazze italiane dai volontari AISM, affiancati dai volontari dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, da quella dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco saranno distribuite, oltre 230.000 PIANTE DI GARDENIA in cambio di una donazione di 13 euro.

Per saperne di più visita il sito dell'AISM

 
Elvira Dones risponde a Berlusconi in merito alle battute sulle "belle ragazze albanesi" Stampa E-mail

Dalla scrittrice albanese Elvira Dones pubblichiamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". Durante il recente incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".


"Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione."


Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora  -  tre anni più tardi  -  che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.


Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quella puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.

Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

* Elvira Dones, scrittrice-giornalista.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all?Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.

 
SALVIAMO LA GEOGRAFIA. Aderite all'appello. Stampa E-mail
In un Paese dalla scarsa cultura geografica , che è concausa poi della devastazione ambientale sotto gli occhi di tutti ,  è agghiacciante constatare come, nella Riforma della Scuola Secondaria Superiore  che il Governo vuole introdurre dal prossimo anno, la Geografia venga ulteriormente ridimensionata per non dire quasi eliminata.  In un’epoca di globalizzazione imperante , di scambi commerciali  sempre più intensi tra tutti i luoghi del mondo, di viaggi sempre più frequenti da parte di tutti , di migrazioni più o meno forzate, di conflitti  che ci riguardano  sempre più da vicino, di compromissione quasi irreversibile dell’ambiente naturale,  le ore e l’insegnamento  di questa materia semmai  avrebbero dovuto essere aumentate . Al contrario,  il Ministro della Pubblica Istruzione , in un Paese che ne vedeva già molto ridotto l’insegnamento  rispetto a tutti gli altri Paesi avanzati, ha deciso di eliminarla dagli Istituti Professionali Alberghieri e Turistici, dagli Istituti Nautici (!?) e di confinarla solo al primo e secondo anni negli Istituti Tecnici Commerciali. In compenso nei Licei continuerà ad essere insegnata nei primi due anni da insegnanti non specialisti. E’ sconvolgente pensare che  in una delle più grandi “potenze turistiche” del mondo che  anzi, a detta del Ministro Brambilla, vuol tornare a primeggiare e a raggiungere in pochi anni  il 20% del PIL (!?), si preparino operatori senza un minimo insegnamento della Geografia Turistica!

 La ciliegina sulla torta è data poi  dal nuovo indirizzo “logistico” (e quindi dei trasporti) degli Istituti Tecnici in cui assolutamente la materia  non compare.
Come può un Paese pensare di rimanere competitivo , di formare giovani preparati e aggiornati  con una cultura globale e della sostenibilità,  di mantenersi civile se preclude alle nuove generazioni un insegnamento moderno e interdisciplinare che aiuta a ragionare sulla sempre maggiore complessità che caratterizza il nostro pianeta?
Contrariamente a quanto pensa qualche incompetente burocrate o politico non basterà un Tom Tom a salvarci la  vita!
Per tentare di salvare la Geografia si può aderire all’appello in rete sul sito http://nuke.luogoespazio.info/

 
Zolaykha Sherzad produce a Kabul abiti di moda e favorisce l'emancipazione femminile. Stampa E-mail

Non si può iniziare una buona conversazione prima di aver preso una tazza di tè verde, sostiene Zolaykha Sherzad. Afgana, filantropa e designer, Zolaykhaama accogliere i suoi ospiti intorno ad un tavolino da tè, in un angolo riservato del suo atelier-laboratorio di moda. Nata a Kabul, ne è fuggita da bambina, per tornarci solo nel 2001, con l'idea di fare qualcosa per la sua terra. così ha fondato Zarif Design (www.zarifdesign.com), griffe che ha l'obiettivo di mostrare che l'Afganistan non è solo guerra, ma anche cultura. La sua casa di moda, aperta nella via della seta di Kabul, è una cooperativa composta da sole donne. Definita dal Time magazine una delle più intraprendenti stiliste in circolazione, Zolaykha Sherzad disegna capi fatti a mano con tessuti preziosi. Oltre a Zarif Design, Zolaykha Sherzad ha fondato School of Hope, organizzazione non profit che promuove educazione ed emancipazione nelle zone rurali.

Da Il Venerdì di Repubblica

 
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